Un punto di passo in cima ad un poggio boscoso, nascosto dietro una siepe usata di sovente anche da altri cacciatori nell'attesa dei colombacci. Sotto di me un profondo crepaccio e le incantanti vallate della sempre splendida campagna tosco-senese che si estendono fin quasi all'orizzonte, perdendosi in mezzo a tenui nebbioline lontane... I colombacci arrivano a branchi, numerosi ma, o per l'improvviso aumento delle temperature, o per le fucilate e il piombo di altri cacciatori appostati su altre colline e che hanno sentito ronzar di vicino, volano altissimi in cielo. Mi appaiono come minuscoli puntolini e passano lontano sopra di me. Non val la pena sprecare cartucce, neanche provarci. Sono troppo in alto. Ma tutti i branchi che si succedono nel corso dell'intera mattinata seguono lo stesso percorso, alla stessa altitudine. Arriva poi un branchetto che vola un po' più in basso degli altri, ma comunque sempre fuori dalla portata di tiro. Questa volta ci provo. Miro un colombaccio e sparo due fucilate. Non pare neanche scrollarsi...c'ho provato ma è inutile... Il mio vecchio a poche decine di metri da me sorride perché sa che non demordo mai neanche quando la situazione è improponibile. Si torna a casa per non far tardi per il pranzo. Attraversiamo un campo e mi trovo davanti le impronte di godzilla.... tre ditoni e artiglioni enormi. Non è godzilla naturalmente, ma di li è passato un cinghiale che a giudicare dalla grandezza e dalla profondità delle impronte non esagero se penso che possa tranquillamente aggirarsi sui 150 kg o forse anche di più. Mi pento di non aver portato dietro qualcuna delle mie cartucce a palla. Non si sa mai a volte potrebbero tornare utili. Ma arriviamo alla macchina..... non s'è preso niente come succede di sovente, ma una mattina splendida passata in mezzo alla natura con il fucile in braccio aspettando qualche preda non ha prezzo.... Viva la Caccia e chiunque ne sappia apprezzare la sua natura nobile e poetica! Tags: racconti |





